Pagina:Archivio Glottologico Italiano, vol. II, 1876.djvu/396

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che fo l’originale di tre periodi, che non mi attenterei a tradurre a trasuntare) ‘cette opération aboutirait bien réellement à déterminer une espèce naturelle, s’il ny avait forcément dans le choix des caractères une grande part d’arbitraire. C’est que les phénomènes linguistiques que nous observons en un pays ne s’accordent point entre eux pour couvrir la même superficie géographique. Ils s’enchevêtrent et s’entrecoupent à ce point qu’on n’arriverait jamais à déterminer une circonscription dialectale, si on ne prenait le parti de la fixer arbitrairement.’ Poi suppone che si prenda per caratteristico un certo fenomeno che occorre nel picardo, e nota che se dai lati di mezzogiorno e di levante si viene, per questo mezzo, a una delimitazione tollerabile, la delimitazione si fa poi men buona verso settentrione, e verso l’ovest fallisce del tutto, poiché il fenomeno si ritrova comune anche alla Normandia. Sarà dunque giocoforza, imagina egli ancora, dar di piglio a un altro carattere, ’che si sceglierà per modo ch’egli ricorra in uno solo dei due dialetti (normando e picardo) i quali si vorranno tra di loro distinguere.’ E trovato il carattere che varrebbe a disgiungere il normando dal picardo, trova insieme il signor Meyer ch’egli oltrepassi di gran lunga, verso occidente (o mezzogiorno), i confini della Normandia; ed ecco che anche questo carattere sarà stato scelto arbitrariamente, ’secondo il luogo in cui si voleva, giusta un’idea preconcetta, stabilire il confine.’ E la conclusione del nostro critico è questa: ’Segue da ciò, che il dialetto è una specie ben piuttosto artificiale che non naturale; che ogni definizione del dialetto è una definitio nominis e non una definitio rei. Ora, se il dialetto è indefinito di sua natura, si capisce che i gruppi, che se ne possano formare (traduco letteralmente), non saprebbero essere perfettamente finiti. Ne viene, che si potranno imaginare molte maniere di aggrupparli, ciascuna delle quali si fonderà su d’una certa scelta di fatti idiomatici, ma nessuna delle quali sfuggirà all’inconveniente di segnare delle circoscrizioni là dove la natura non ne porge.’

Si tratta dunque di una obiezione a priori, che ferirebbe il mio saggio del pari che un altro qualsifosse, concernente una qualunque serie di dialetti di una qualsivoglia regione del mon-