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La Settimana Beligiosa

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ZAB.– Stæ lì?

BRIG. – Noe. Besêugna che passæ l'archiöto, e poi che giæ a man drïta e poi a senestra.....

ZAB. – Da Campo Pisan?

BRIG. – Giûsto lì per lì. A-o numero 37. Se monta ûnn-a scaéta drïta, con i schèn tùtti smangiæ da o tempo. A l'é ûnn-a casa fabbricâ ai tempi de Noè. A derrûa da tûtti i canti. Ma cose voeì..... Se paga poca pixon.

ZAB. – L'é miga dove stava a Zaninetta do Pittamosche?

BRIG. – Proprio in faccia. A conosceivi neh!

ZAB. – Quande a l'ëa viva, a me n'ha fæto ûnn-a che no me l'ho mai ciù scordâ. Ma no ne parlemmo, che no vêuggio accresce a penn-a a-i morti con dine mâ.

BRIG. – Me-a contieì doman. Vegnî seì, v'aspëto a disnâ: Ve fasso e lazagne co-o pesto de bäxaicò, che ghe l'ho bèllo fresco in t'ûnn-a pûgnatta rotta in sce-o barcon.

ZAB. – Vegno, vegno de segûo, no ghe pensæ. Addio.

BRIG. – Addio.

FIN DELL'ATTO PRIMMO.

CRONACA VATICANA

pifania in tutte le chiese del regno: « Si sa che da qualche tempo la Chiesa cattolica soa stiene una lotta difficile contro una legge che nulla giustifica e che è diretta contro i nostri dogmi, contro i diritti dati da Dio stesso alla nostra

Chiesa e contro

Una Mediazione Papale. – Un telegramma da Lima, la libertà di coscienza. Questo progetto rifiuta agli sposi, annunziava avere il popolo peruviano accolto con entu che contrassero matrimonio misto, il di educare i loro siasmo la notizia che la questione delle frontiere fra lo figli nella fede cattolica. « E perchè i vostri pastori, malgrado tutte le penalità, Stato del Perù e quello dell'Equatore sarebbe stata, per comune consenso delle due repubbliche, sottoposta all'ar. hanno rifiutato d'obbedire a questa prescrizione, si vuole bitrato del S. Padre. La notizia non è del tutto esatta oggi introdurre nella legge nuove disposizioni che por tano un colpo grave così ai sacri insegnamenti della e si può rettificarla cosi:

Questa, della frontiera tra il Perù e l'Equatore, è una questione che data da molto tempo. Ambedue le repub bliche fronteggiano uno sterminato spazio di territorio, non ancora aperto alla civiltà, e corso soltanto da tribù di quegli indigeni, che siamo usi designare col nome generico di Pelli Rosse. Questi ne sono i veri padroni; ma siccome dove è giunta la civiltà europea, non si ri conosce ai selvaggi diritto di possesso, così il territorio accennato è oggetto di pretenzioni per parte di tutti gli Stati limitrofi, i quali, per altro, si contentano di pre tendervi, senza occuparlo. Nè lo potrebbero, colle loro scarsissime popolazioni, per le quali sono già immensa mente troppo vasti i territori che occupano, Ora è appunto, a proposito di una piccola parte di queste terre, che fra le repubbliche del Perù e dell'Equatore è nata contestazione. Essa risale a parecchi anni addietro, e appunto per venire ad un accordo i due Stati deliberarono, nel 1887 se non erriamo, di chiamare arbitra della contesa la Regina Maria Cristina Reggente di Spagna, la quale accettò di buon grado. Tuttavia questo arbitrato non ebbe mai luogo; poichè aperte direttamente tra le due repubbliche nuove trattative, si giunse ad un

pacifico componimento, al quale mancava soltanto la ra tifica dei rispettivi Parlamenti.

Qui però venne l'intoppo. Infatti, se il Parlamento di Quito si affrettò ad approvare il progetto stipulato dai

plenipotenziari dei due paesi, il Parlamento di Lima frappose delle difficoltà col pretesto che la questione non era matura, e meritava di essere ancora studiata. E così la si mandò in lungo per oltre due anni, finchè nel 1892 il Parlamento peruviano respinse il progetto. Sarebbe stato questo il caso di ricorrere all'arbitrato

nostra Chiesa

come

alla

libertà

di

coscienza dei cit

tadini cattolici, e che inoltre sono perniciosi per il bene pubblico.

« Si sono presentati ultimamente al Parlamento pro getti di legge che feriscono profondamente il dogma cat tolico. Uno di questi progetti è in contraddizione formale col principio fondamentale lel cristianesimo, che è la base dell'esistenza nazionale dell'Ungheria; il secondo spalanca le porte del regno di S. Stefano a tutti gli er rori in materia di fede; l'ultimo infine non tiene alcun conto del carattere sacramentale e dell'indissolubilità

del matrimonio cristiano, non più che dei diritti di deter

minazione, di disposizione e di giurisdizione che possiede la Chiesa sull'essenza stessa del matrimonio e le questioni che vi si annettono. »

Il documento dice che i pastori della Chiesa sono andati fino agli estremi limiti del possibile, cioè fino alla « inviolabilità degli insegnamenti dogmatici della Chiesa; o non avendo ottenuto ascolto, sono costretti ad alzare la voce per difendere il sacro deposito della fede. Eccita i fedeli a stringersi intorno ai pastori, niun pericolo essendovi più grave che quello dell'indolenza e dell'isolamento; dice che bisogna confessare la fede a fronte alta, citando le parole di S. Ambrogio: « Noi siamo gli aggrediti e non gli aggressori. » I Vescovi si difendono dalla taccia di turbare la pace, di mancare di patriottismo e d'essere i nemici dello Stato e del progresso. Chiedono infine l'unione delle menti, dei cuori, delle preghiere e dell'azione in questi momenti supremi in cui si combatte per Dio, per la famiglia e per la patria. Il documento porta le firme dei cardinali Vaszari e Schlauch, di due Arcivescovi, di venti Vescovi, di un

della Regina Reggente di Spagna, ma il sopravvenire di fatti gravissimi non ne lasciò il campo. Il popolo di Lima, abate mitrato e di un vicario capitolare,